GOST Srl si รจ trasferita nella nuova sede di Foligno in Via Feliciano Ricci, 17

LA DEPURAZIONE 1

La natura ha sempre affascinato l'uomo fin dall'antichità. Il passaggio da una forma di civiltà agraria, che durava dall'era neolitica, a una civiltà industriale ha portato come diretta conseguenza l'accrescimento della popolazione e la sua concentrazione nelle zone più adatte allo sviluppo dell'industria. Gli eccessivi insediamenti abitativi e, di conseguenza, produttivi, compromettono in modo grave e, talvolta anche irreversibile i meccanismi di eco regolazione che presiedono al mantenimento degli equilibri naturali. Il degrado ambientale provocato dall'attività fisiologica e lavorativa dell'uomo può essere contenuto in limiti accettabili se si rispetta il concetto: i beni che l'uomo sottrae alla terra per soddisfare i propri bisogni devono essere restituiti alla terra in forme e con modi ecologicamente corretti.

Si definisce trattamento delle acque reflue (o depurazione delle acque reflue) il processo di rimozione delle sostanze inquinanti da un'acqua reflua di origine urbana o industriale, ovvero di un effluente che è stato contaminato da inquinanti organici e/o inorganici.

Le acque reflue non possono essere immesse nell'ambiente tal quali poiché i recapiti finali come il terreno, il mare, i fiumi ed i laghi non sono in grado di ricevere una quantità di sostanze inquinanti superiore alla propria capacità auto depurativa.

Il trattamento di depurazione dei liquami consiste in una successione di più fasi (o processi) durante i quali, dall'acqua reflua sono rimosse le sostanze indesiderate, che si concentrano sotto forma di fanghi. Il risultato finale è un effluente di qualità tale da essere idoneo per poterlo scaricare in un corpo ricettore (terreno, lago, fiume o mare mediante condotta sottomarina), senza che questo ne possa subire danni dal punto di vista dell'ecosistema ad esso afferente.

Il ciclo depurativo è costituito da una combinazione di più processi di natura chimica, fisica e biologica. I fanghi provenienti dal ciclo di depurazione sono spesso contaminati con sostanze tossiche e, successivamente, devono subire una serie di trattamenti necessari per renderli idonei allo smaltimento in discariche speciali o al riutilizzo in agricoltura (tal quale o compostaggio).

Con la depurazione non si distruggono le sostanze nocive, ma semplicemente si concentrano, trasformano e ridistribuiscono.

Se la restituzione all'ambiente non sarà conforme, il bilancio impatto ambientale risulterà sicuramente inaccettabile.

Tipologia di reflui

Negli impianti di depurazione tradizionali, a servizio di uno o più centri urbani (impianti consortili) sono di norma trattate:
• le acque reflue urbane o scarichi civili che comprendono:  
• le acque di rifiuto domestiche (provenienti dalle attività domestiche e dalla deiezione umana, queste ultime ricche di urea, grassi, proteine, cellulosa ecc.)

e, se la fogna è di tipo unitario, anche le acque di ruscellamento provenienti dal lavaggio delle strade e le acque pluviali che contengono, in concentrazione diversa, le stesse sostanze presenti nei reflui domestici.
Inoltre, possono presentare una serie di microinquinanti quali gli idrocarburi, i pesticidi, i detergenti, i detriti di gomma ecc.

Una delle principali caratteristiche dei reflui urbani è la biodegradabilità, che rende possibile la depurazione con trattamenti biologici.

Alcune tipologie di acque di rifiuto industriale: gli scarichi industriali hanno una composizione variabile in base alla loro origine. Negli impianti di depurazione tradizionali possono essere trattati solo quei reflui industriali che possono ritenersi assimilabili dal punto di vista qualitativo a quelli domestici.

Tali scarichi sono sottoposti a pretrattamenti in ambito aziendale, prima del loro scarico in fogna, per rimuovere le sostanze incompatibili con un processo di depurazione biologica.

Infatti, alcuni scarichi industriali possono contenere sostanze tossiche o suscettibili di turbare l'evoluzione biologica e, pertanto, tali da compromettere il trattamento biologico che è alla base del sistema depurativo tradizionale. Gli altri scarichi industriali possono avere una natura tale da essere insensibili ai trattamenti biologici pertanto devono essere trattati in maniera diversa direttamente nel luogo di produzione.

Classificazione dei solidi da rimuovere 

Le acque provenienti da scarichi urbani contengono un elevato quantitativo di solidi di natura organica ed inorganica che devono essere rimossi mediante il trattamento di depurazione.

Tra le sostanze di natura organica fanno parte anche i microrganismi.

Le sostanze da eliminare si possono dividere in:
• sedimentabili solide e più pesanti dell'acqua e perciò vanno facilmente a fondo quando la velocità del deflusso si annulla o scende al di sotto di un certo limite.
• non sedimentabili che in parte galleggiano e in parte restano nel liquido: disciolte o allo stato colloidale; lo stato colloidale si può considerare uno stato intermedio tra quello di soluzione e quello di sospensione propriamente detto.

Impianti di depurazione

Gli impianti di depurazione sono costituiti da una serie di manufatti, ognuno con specifiche funzioni, dove viene attuata la depurazione degli scarichi di origine civile e industriale.

In un impianto di trattamento delle acque reflue si distinguono due linee specifiche:
• la linea acque dove vengono trattati i liquami grezzi provenienti dalle fognature e di regola comprende tre stadi:
1. trattamento primario: un processo di tipo fisico utilizzato per la rimozione di parte delle sostanze organiche sedimentabili contenute nel liquame che comprende la grigliatura, dissabbiatura, digrassatura, la sedimentazione primaria;
2. trattamento secondario: un processo di tipo biologico utilizzato per la rimozione delle sostanze organiche sedimentabili e non sedimentabili contenute nel liquame. Comprende l'aerazione e la sedimentazione secondaria:
3. trattamento terziario: realizzato sull'effluente in uscita dalla sedimentazione secondaria; permette di ottenere un ulteriore affinamento del grado di depurazione. Comprende trattamenti speciali per abbattere il contenuto di quelle sostanze che non vengono eliminate durante i trattamenti primari e secondari.
• la linea fanghi dove vengono trattati i fanghi prodotti durante le fasi di sedimentazione previste nella linea acque. Lo scopo è quello di eliminare l'elevata quantità di acqua contenuta nei fanghi e di ridurne il volume, nonché di stabilizzare (rendere imputrescibile) il materiale organico e di distruggere gli organismi patogeni presenti, in modo tale da rendere lo smaltimento finale meno costoso e meno dannoso per l'ambiente.

L'effluente finale trattato viene convogliato in una condotta, con recapito finale nelle acque superficiali (corsi d'acqua, mare, ecc.), incisioni o lo strato superficiale del terreno (es. trincee drenanti).

L'effluente finale, dopo opportuno trattamento, può anche essere usato per l'irrigazione o nell'industria.

Dimensionamento

Un depuratore deve essere dimensionato in modo per da poter ricevere gli scarichi del bacino da servire (abitato/i) per un periodo di 25-30 anni.

In genere è conveniente realizzare gli impianti in lotti funzionali successivi in funzione del concreto sviluppo delle utenze e degli allacciamenti fognari, tenendo anche conto dell'evoluzione della situazione urbanistica e demografica.

Per la progettazione non si può prescindere dalla conoscenza dei seguenti parametri:

• carico idraulico: la il volume delle acque da rifiuto in metri cubi emessi per giorno. Per impianti industriali tale carico va calcolato tramite misure dirette considerando l'andamento temporale della portata di scarico - i picchi massimi derivati dalle ore a maggiore attività (dalle 09:00 alle 14:00 e dalle 20:00 alle 22:00), da eventi meteorologici particolarmente intensi, che si possono verificare in determinati periodi dell'anno; per gli impianti municipali o consortili in genere si ricorre a metodi di determinazione indiretta.

• carico organico: è la quantità complessiva di sostanza organica da trattare espressa in BOD5 o COD presente in un metro cubo di refluo.

• carico di nutrienti: è principalmente la quantità di azoto ridotto e secondariamente di fosforo presenti nel refluo da trattare.

• studi sugli altri eventuali inquinanti presenti (ad esempio oli, metalli pesanti o detersivi)

• studi basilari su parametri che possono influenzare la forma degli inquinanti e il loro abbattimento (ad esempio pH, ossigeno disciolto, conducibilità e temperatura).

In generale il dimensionamento va fatto sulla base della conoscenza della dotazione idrica e sugli abitanti equivalenti.

Nei sistemi a fognature unite (che in Italia sono la quasi totalità), in cui si ha un unico sistema di allontanamento delle acque nere e bianche, è importante considerare la possibilità di eventi meteorici intensi, associati a grandi quantità di refluo da depurare.

In tal caso, vista l'impossibilità di depurarla totalmente, viene predisposto, a monte dell'impianto, uno scolmatore, che consente solo ad un multiplo del refluo (considerato sulla base dell'inquinamento ammissibile da sversare nel bacino collettore) di entrare nel depuratore, dove a sua volta parte del refluo può essere depositato temporaneamente in vasche.

La quantità di acqua che si deciderà di scolmare dovrà essere tale da garantire l'auto depurazione nel recapito finale (ad esempio fiume o mare).

A questo scopo il dimensionamento dello scolmatore deve essere effettuato in modo tale che la sua entrata in funzione avvenga quando le portate miste superano di 3-5 volte la portata nera media.

Il D.M. 04/03/1996 punto 8.3.1 richiede una diluizione maggiore di 3 volte la portata nera media


Pretrattamenti meccanici e trattamento primario 

I trattamenti primari consistono in:
• grigliatura/stacciatura
• dissabbiatura
• disoleatura
• equalizzazione e omogeneizzazione
• sedimentazione primaria

I primi quattro sono considerati trattamenti preliminari o pretrattamenti meccanici che vanno quasi sempre previsti, quando necessario, a monte dei processi di depurazione veri e propri, e che permettono la rimozione di materiali e sostanze che per loro natura e dimensione rischiano di danneggiare le attrezzature poste a valle e di compromettere l'efficienza dei successivi stadi di trattamento.

Grigliatura

La grigliatura costituisce un'operazione di filtrazione meccanica grossolana che ha l'obiettivo di trattenere solidi grossolani non sedimentabili (stracci, plastica, ecc.) e solidi grossolani sedimentabili (ghiaia, ecc.)

Questo pretrattamento è sempre necessario, perché l'eliminazione selettiva di tali materiali evita che possano creare accumuli e ostruzioni nelle tubazioni, nelle giranti delle pompe, sugli alberi degli agitatori(mixer) e simili, oltre a migliorare la qualità dei fanghi prodotti dall'impianto di depurazione specialmente se da utilizzare in agricoltura.

La griglia/e viene sempre installata internamente al canale di arrivo all'impianto alimentato dal collettore terminale della fognatura.

La velocità di attraversamento della griglia non deve essere troppo bassa da favorire la sedimentazione a monte della stessa ma neanche troppo elevata per non incrementare le perdite di carico.

Dissabbiatura 

La dissabbiatura viene prevista principalmente nel caso di fogne unitarie (nera + pluviale) per l'allontanamento di terricci e degli altri materiali inorganici di diametro d > 0,2 mm presenti in sospensione nelle acque di rifiuto (es. pezzetti di vetro e di metallo, sassolini ed in genere tutti i materiali pesanti ed abrasivi) che vengono convogliati in fogna, attraverso le caditoie pluviali, insieme all'acqua meteorica.

Il trattamento è necessario per evitare inconvenienti quali abrasioni nelle apparecchiature meccaniche mobili (es. pompe), intasamenti di tubazioni e canali, accumuli nei digestori e nelle tramogge delle vasche di sedimentazione, ecc. dovuti alla presenza di sabbie nelle acque reflue.

La dissabbiatura avviene in vasche dette dissabbiatori dove si sfrutta la forza di gravità per eliminare tutte quelle particelle solide caratterizzate da un peso specifico maggiore di quello dell'acqua e tali da depositarsi sul fondo della vasca in tempi accettabili.

I dissabbiatori sono costituiti da vasche in calcestruzzo armato percorse (in senso orizzontale e/o verticale) dal liquame ad una velocità tale da provocare la decantazione dei materiali solidi trascinati in sospensione o per trasporto di fondo.

La funzionalità di un dissabbiatore è legata alla capacità di consentire, la sedimentazione dei materiali inerti di diametro superiore a certi valori, che la pratica indica in 0,2-2,5 mm, e limitare l'entità delle sostanze organiche che inevitabilmente assieme a questi decantano.
I dissabbiatori tradizionali sono quelli a canale nelle quali il liquame defluisce con flusso orizzontale.

Vengono sempre realizzati con unità in parallelo a funzionamento alternato in modo che la dissabbiatura non venga mai interrotta.

Sul fondo delle vasche è disposta una cunetta nella quale si accumulano i materiali sedimentati che vengono rimossi con unità di pulizia meccanica (per grandi impianti) o manuale (per piccoli impianti) con semplice paleggio o con getti di acqua che spingono i materiali in canaletti trasversali dai quali vengono poi convogliati in pozzetti di raccolta laterali.

Il dissabbiatore a canale ha l'inconveniente di assumere dimensioni spesso troppo ingombranti; pertanto negli impianti moderni si utilizzano dissabbiatori a pianta circolare con fondo a tramoggia, di minore ingombro e configurati in modo tale da creare correnti trasversali secondarie (elicoidali, toroidali) che, sovrapponendosi alla corrente principale, favoriscono la concentrazione e la selezione dei materiali sedimentati.

Disoleazione

La disoleazione o sgrassatura viene introdotta nel ciclo depurativo, a valle delle griglie e dei dissabbiatori, quando si è accertato che oli e grassi siano presenti nei reflui in quantità tali da influenzare negativamente i trattamenti successivi soprattutto con riferimento ai trattamenti biologici.

Infatti, le sostanze oleose tendono a rivestire, con un sottile velo, le materie biologiche impedendo così il contatto di queste con l'ossigeno e pertanto ne limitano l'ossidazione.

A volte la disoleazione ha lo scopo di recuperare gli oli e i grassi presenti nei reflui al fine del loro riutilizzo.

Negli impianti ordinari le modeste quantità di grassi e oli vengono in massima parte trattenuti dai para schiume che si dispongono all'entrata delle vasche di sedimentazione primaria, da dove vengono poi di tanto in tanto rimosse insieme con altre materie leggere solide, che hanno accidentalmente attraversato i precedenti pretrattamenti, mediante schiumarole.

Il trattamento di disoleazione si fonda sul minor peso specifico dei grassi e oli rispetto all'acqua, che ne consente la risalita in superficie.

La disoleazione avviene in bacini aperti a sezione rettangolare o trapezio alla rovescia.
Dal fondo delle vasche viene insufflata aria compressa, tramite diffusori porosi.
L'aria insufflata forma una specie di emulsione con le sostanze grasse presenti nei liquami favorendo il loro allontanamento in superficie.

I grassi emulsionati sospinti verso l'estremità della vasca, vengono eliminati manualmente (piccoli impianti) o con dispositivi meccanici, scaricandoli ad intervalli in apposito pozzetto di raccolta.

Con la disoleazione il liquame subisce anche una pre-aerazione

Equalizzazione ed omogeneizzazione 

Qualora in ingresso all'impianto di depurazione si avesse una portata e/o un carico inquinante variabile, il liquame può essere oggetto di un trattamento di:
• equalizzazione per livellare le punte di portata;
• omogeneizzazione per livellare le punte di inquinamento,
al fine di garantire ai successivi trattamenti di depurazione un liquame a portata e carico organico sufficientemente costanti specialmente quando i processi biologici risultano sensibili alla variabilità della concentrazione di BOD5.

In questo caso il liquame viene fatto confluire in una vasca di capacità tale da garantire lo smorzamento dei picchi idraulici e di carico organico.

Tale vasca viene posta a valle di tutti gli altri pretrattamenti poiché questi non risentono in maniera sensibile della variabilità sia del carico idraulico che di quello organico.

La vasca di accumulo è dimensionata per garantire al liquame un idoneo tempo di residenza.

Durante lo stazionamento nella vasca il refluo subisce un energico trattamento di agitazione, che garantisce l'omogeneizzazione del liquame, e di aerazione, per impedire l'instaurarsi di condizioni settiche.

La vasca di equalizzazione può fungere anche da dissabbiatore, infatti l'insufflazione di una blanda quantità di aria oltre a generare una miscelazione sufficiente per non far depositare le sostanze organiche sospese nel liquame è tale però da consentire la sedimentazione delle sabbie.


Abbattimento dell'azoto totale 

L'azoto può essere presente in diverse forme:
• azoto organico;
• azoto ammoniacale;
• azoto nitroso;
• azoto nitrico.

L'eliminazione dei composti azotati dai reflui avviene mediante due fasi:
 
• la denitrificazione:
è un processo di natura biologica attuato dai batteri eterotrofi facoltativi, che richiede un ambiente privo di ossigeno e molta sostanza organica che funge da fonte di carbonio per i batteri e rappresenta l'abbattimento delle sostanze azotate in azoto gassoso mediante la conversione dei nitrati, e di parte dei nitriti. Come prodotto finale oltre all'azoto gassoso (N2) si ha anche anidride carbonica e acqua.  
  
• la nitrificazione:
Nei reflui in arrivo nell'impianto, la maggior parte della sostanza organiche a base d'azoto si trova sotto forma di ammoniaca, mentre ai fini della denitrificazione servono soprattutto i nitrati.

Per attuare la rimozione completa delle sostanze azotate è necessario preventivamente effettuare una nitrificazione mediante la quale, in condizioni aerobie avviene l'ossidazione biologica di NH3- e NO2-(nitrito) in NO3- (nitrato), con consumo di CO2.

L'azoto organico invece viene convertito dai batteri prima in azoto ammoniacale e successivamente in azoto nitroso e poi nitrico.
La nitrificazione viene attuata nella stessa vasca di aerazione del trattamento secondario.

L'ossidazione biologica viene messa in atto dai batteri autotrofi aerobici capaci di utilizzare, per la sintesi cellulare, carbonio inorganico (CO2) e di trarre l'energia necessaria alla crescita e al metabolismo dall'ossidazione. La temperatura ottimale della nitrificazione varia tra 25-32°C.

A questo punto, l'acqua in uscita dalla vasca di aerazione, dove è avvenuta l'ossidazione delle sostanze organiche e la nitrificazione, viene messa in ricircolo e viene pompata a monte nella vasca anossica di denitrificazione, dove ad opera di varie specie batteriche di eterotrofi facoltativi (fra cui Pseudomonas aeruginosa, Pseudomonas denitrifcans, Paracoccus denitrificans, Thiobacillus denitrifcans), che utilizzano l'ossigeno contenuto nella molecola di nitrito e di nitrato per la respirazione in condizioni anossiche, si ha la liberazione di N2 sotto forma di gas.

L'azoto residuo in uscita dall'impianto è relativo:
• al NO3 non inviato con ricircoli alla denitrificazione,
• alla frazione di N non nitrificata,
• alla frazione N disciolto o legato a solidi sospesi.

Abbattimento dei fosfati

I sistemi di depurazione più avanzati prevedono l'abbattimento dei fosfati. Il fosforo può essere presente in più forme:
• inorganica come ortofosfato (PO43-),
• fissato in composti cristallini a base di Ca, Fe, Al,
• organica sotto forma di acido umico, fulvico o fosfolipidi.

Rispetto all'azoto il fosforo ha l'inconveniente di non poter essere ridotto in forma gassosa e liberato nell'atmosfera.

La concentrazione di fosfati è funzione anche dell'età del fango trattato; infatti, a seguito della lisi cellulare rapida si ha rilascio di fosfato.

In un impianto convenzionale a fanghi attivi si ha già una rimozione parziale del fosforo (20-30%), (per la riproduzione cellulare), ma con trattamenti specifici tale rimozione è quasi totale (90%).

L'eliminazione specifica del fosforo viene realizzata a seconda dei casi con un trattamento di tipo chimico-fisico oppure un trattamento di tipo biologico.

Trattamento fisico-chimico: l'abbattimento avviene attraverso l'uso di sostanze precipitanti, che coagulano con i fosfati facendoli precipitare. Successivamente si sottopone il refluo trattato ad una filtrazione su sabbia (o su teli o su dischi).

Il sistema chimico ha l'inconveniente di produrre una notevole quantità di fanghi.

Trattamento biologico
Il sistema di defosforazione biologico, sfrutta l'intervento di batteri eterotrofi fosfo-accumulanti (Phosphorus Accumulating Organisms - PAOs)) come Acinetobacter species che tendono naturalmente ad accumulare fosforo, sotto forma di polifosfati, ma che se sottoposti a stati alternati di stress aerobico-anaerobico accumulano, molto più fosforo del necessario.

L'abbattimento biologico dei fosfati organici consiste in due fasi distinte: una aerobica e l'altra anaerobica.

Un processo di rimozione simultanea di azoto e fosforo è quello di abbattimento di azoto con un reattore anaerobico in testa.

Nella fase anaerobica i batteri sfruttano, in mancanza d'ossigeno, la polifosfatochinasi come riserva energetica degradando i polifosfati presenti nelle loro cellule rilasciando quindi nell'acqua ortofosfati.
In questa fase vi è il rilascio del fosforo nell'acqua e l'accumulo di PHB.

Durante lal fase aerobica, i batteri, sviluppano un enzima che consente alle cellule di assumere gli ortofosfati rilasciati nella fase anaerobica e presenti nell'acqua in quantità molto superiore a quella necessaria come polifosfati; per ricavare energia i batteri degradano il poli-idrossibutirrato (BHP). In questa fase vi è una riduzione di fosforo nell'acqua e un consumo di PHB.

I batteri si accumuleranno poi nel sedimentatore secondario con i fanghi e verranno inviati con i ricircoli alla vasca di rilascio dei fosfati.

Gran parte dei fosfati in verità viene rimossa attraverso il fango di supero, che li contiene in percentuali del 3÷6% sul totale di materia secca.

I vantaggi principali derivanti dalla rimozione biologica del fosforo: costi ridotti e minore produzione di fango rispetto alla precipitazione chimica.

Disinfezione 

La disinfezione serve ad abbattere i batteri (carica batterica) patogeni nell'effluente depurato.

Può avvenire tramite:
• clorazione
• ozonizzazione
• attinizzazione
• acido peracetico.

Clorazione: è il procedimento più utilizzato per la depurazione microbiologica delle acque con cui si ossidano le sostanze organiche ed inorganiche e inattivano i microrganismi.
Il cloro è il disinfettante più usato nei trattamenti di disinfezione: può essere impiegato sotto forma di ipoclorito di sodio, biossido di cloro, clorammine, cloro liquido o gassoso.

Il cloro può in presenza di ammoniaca dare origine a clorammine primarie, secondarie o terziarie con efficacia germicida decrescente.

La formazione di un tipo di ammine piuttosto che altre dipende dalla concentrazione di cloro: maggiore è questa, maggiore è la produzione di ammine terziarie con basso potere di disinfezione, in quanto queste si decompongono rapidamente.

Ozonizzazione: è una tecnica di disinfezione delle acque che impiega ozono (O3), un gas prodotto in situ, mediante scariche elettriche ad alto voltaggio in una apposita camera nella quale viene fatto passare un flusso d'aria o di ossigeno: l'energia fornita consente ad una parte delle molecole d'ossigeno di essere scisse in due molecole omologhe dette radicali che sono particolarmente reattive, secondo la reazione:
O2 + energia → 2O•
Ciascun radicale andrà ad unirsi ad una molecola di ossigeno per dare ozono, una molecola trivalente molto aggressiva e instabile:
O• + O2 → O3

L'ozono ha elevata efficacia nei confronti di batteri e virus.

Trattamento dei fanghi di depurazione 

L'obiettivo primario del trattamento dei fanghi è quello di stabilizzare le sostanze organiche in modo da rendere minimo il costo del relativo smaltimento finale senza creare problemi all'ambiente.

I processi di trattamento dei fanghi sono di tipo chimico, biologico e fisico/termico e possono essere suddivisi in due grandi categorie:
  - i processi di separazione che hanno lo scopo di allontanare parte della frazione liquida dalla frazione solida dei fanghi;
  - i processi di conversione che hanno lo scopo di modificare le caratteristiche di fanghi per facilitarne i trattamenti successivi.

I principali trattamenti dei fanghi sono:
• Ispessimento
• Condizionamento
• Stabilizzazione biologica
o digestione aerobica
o digestione anaerobica
• Disidratazione
• Disidratazione per essiccamento naturale su letti drenanti
• Disidratazione per filtrazione meccanica (filtro pressatura, nastro pressatura)
• Disidratazione per centrifugazione.

Tipologia dei fanghi 

I fanghi generati dalla linea acque di un impianto di depurazione tradizionale possono essere:
• fanghi primari: fango derivante dal processo di sedimentazione primaria; sono costituiti da sostanza organica fresca che si separa dal liquame grezzo senza aver subito alcun trattamento (fanghi granulosi). Contengono una quantità di solidi pari al 4% (96% di umidità), questi si degradano più rapidamente anaerobicamente rispetto alle altre tipologie di fanghi e producono più biogas;
• fanghi secondari o biologici: fango derivante dai processi di ossidazione biologica: filtri percolatori o fanghi di supero di impianti a fanghi attivi. Sono fanghi fioccosi e hanno una percentuale di solidi più bassa di quella dei fanghi primari, con valore tipico pari a 1% (99% di umidità), ma sono più ricchi di azoto e fosforo;
• fanghi chimici: fango derivante da processi di chiariflocculazione.

Di norma alla linea fanghi arrivano fanghi combinati primari + secondari i quali presentano una elevata umidità, pari al 96-99 %.
Questa umidità deve essere rimossa dal fango per consentire il suo smaltimento finale senza danni ambientali e con minor costo possibile.

Addensamento fanghi 

L'addensamento ha lo scopo di concentrare i fanghi e di ridurne i volumi a favore dei trattamenti della linea fanghi previsti a valle.

L'ispessimento ha la funzione di eliminare in grande quantità l'acqua contenuta nei fanghi provenienti dalla sedimentazione primaria.

La flottazione è un procedimento analogo all'ispessimento riguardante però i fanghi di esubero provenienti dalla sedimentazione secondaria.

Digestione o stabilizzazione biologica

Un digestore è un complesso di processi metabolici attraverso i quali il contenuto organico putrescibile dei fanghi, provenienti dalle vasche di sedimentazione primaria e secondaria, viene trasformato in sostanze stabili più semplici.

La digestione avviene in manufatti chiamati digestori e può essere di due tipi:
• anaerobica;
• aerobica.

Il fango proveniente dai processi di digestione ha caratteristiche tali che è possibile il suo smaltimento per lagunaggio o per spandimento sul terreno.

Questi metodi di smaltimento richiedono però di poter disporre di grandi estensioni di terreno e necessitano di controlli accurati, per evitare fenomeni di inquinamento ambientale.

Questo tipo di smaltimento è meglio adatto per piccoli impianti e quando non è necessario trasportare il fango stesso in località lontane dal luogo di produzione.

Per grossi impianti di trattamento è consigliabile invece sottoporre i fanghi a processi di disidratazione (preceduto da un condizionamento se la disidratazione è di tipo meccanico) o di essiccamento, seguiti se necessario da un processo di incenerimento

Condizionamento 

Si utilizza prima di un trattamento di disidratazione meccanica e serve a migliorare le caratteristiche di filtrabilità dei fanghi.

Il condizionamento può essere:
• chimico
• fisico (il più efficace è il metodo termico)
• organico.
 
Disidratazione o essiccamento

Serve a ridurre il contenuto di acqua dei fanghi digeriti e può essere naturale (letti di essiccamento) o meccanica (filtrazione: filtro pressatura, nastro pressatura, filtrazione sottovuoto e centrifugazione).

Un ulteriore trattamento di disidratazione dei fanghi digeriti può essere il trattamento termico:
• essiccamento
• incenerimento: pur essendo un procedimento di disidratazione è utilizzato per lo smaltimento dei fanghi.
 
Dopo il ciclo di trattamento, i fanghi disidratati e digeriti sono pronti per lo smaltimento.

Smaltimento: I fanghi trattati, possono essere smaltiti nel seguente modo:
• per incenerimento da soli o insieme ai rifiuti urbani;
• in discariche controllate di rifiuti speciali;
• riutilizzati in agricoltura, nel rispetto del D. lgs. n. 99/92, tal quali o previo compostaggio.

In Italia i fanghi vengono smaltiti principalmente in discarica (55%) e in parte riutilizzati in agricoltura (33%).

Riutilizzo in agricoltura

L'allegato C del D.lgs n.152/2006 consente lo spandimento dei fanghi sul suolo a beneficio dell'agricoltura e dell'ambiente.

Sempre a scopi agricoli, il fango proveniente dai depuratori può essere, prima del suo utilizzo, trattato insieme ai rifiuti solidi urbani nei normali impianti di compostaggio.

Per essere utilizzato in agricoltura il fango deve essere preventivamente sottoposto a trattamenti opportuni finalizzati alla riduzione della putrescibilità e dei microrganismi patogeni.

Inoltre, i fanghi devono contenere idonee percentuali di azoto, fosforo, sostanze organiche e altri micronutrienti.

Infine, le percentuali di metalli pesanti (specialmente cadmio e piombo) devono essere nei limiti previsti
dal D.gls n.99/92






Impianti in opera

Settori di applicazione



GOST Srl - Via Feliciano Ricci, 17 - 06034 FOLIGNO (PG) - P. IVA 02265650545 - Tel. 0742.21719/0742.24651 - Cell. 335.8400788